Ogni giorno è Natale...

... se sappiamo “scegliere” sempre di nuovo di amare la vita in noi e negli altri

C’è forse una festa che, assieme a un certo calore affettivo e sentimentale, ci dica, ogni volta di nuovo, che la vita merita di essere accolta, vissuta, custodita, curata, amata senza sconti, senza se e senza ma, in noi e negli altri?

Questa festa è il Natale se la celebriamo o la viviamo come gioiosa riscoperta della bellezza e della bontà della vita umana e di ogni altra vita che popola la nostra terra, nell’armonia dell’intero universo. E’, però, necessario liberare il Natale da logiche consumistiche che trovano un alleato, succube e compiacente, più o meno consapevolmente, nel culto idolatrico dell’io.

Solo grazie a questa liberazione interiore, capace di strappare le maschere di una finta serenità, possiamo riascoltare la parola che risuona nella liturgia della Parola della solennità del Natale: È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini (Tt 2,11).

Chiesa di Stra nella neve

Chiesa di Stra nella neve
Che cosa dobbiamo fare per riascoltare questo gioioso annuncio, questa parola che assicura un amore gratuito e sovrabbondante? Com’è possibile fare posto alla gioia, liberi dalla paura, dall’angoscia di fronte a un futuro incerto? Di sicuro, abbiamo bisogno di smantellare una visione dell’esistenza centrata sull’individualismo. Non a caso individualismo, chiusura nei confronti degli altri e paure vanno di pari passo. E non è certo casuale che determinati poteri se ne avvalgano per rafforzare se stessi a spese del benessere di tutti e di ognuno.

 

Il Natale cristiano viene a mettere in crisi, o meglio a smascherare e a metter a nudo, l’inconsistenza per nulla innocente di tutta una serie di messaggi rivolti a mostrarci che paure e insicurezza stanno fuori di noi, nel cercarne la ragione negli altri, fino al punto di  considerarli responsabili dei nostri problemi e disagi. Gesù, l’Altro che è venuto, viene e verrà al salvarci, ci ridona la gioia di riscoprire che la nostra vita, da sempre, fin dall’inizio, è debitrice dell’incontro, della relazione e dell’amore dell’altro. La nostra storia personale, infatti, ha avuto inizio grazie all’amore di altri, a cominciare da coloro che ci hanno generato. Dentro una rete di relazioni interpersonali si impara la fiducia e l’accoglienza reciproca. L’altro, nella sua alterità, nel suo essere diverso da noi, non è affatto ostacolo alla nostra umanità, ma piuttosto la conferma come comune vocazione all’incontro, al dialogo  e all’amore. In altre parole, la nostra vita non può essere vissuta a prescindere dagli altri. Si può stare bene con se stessi, se si sta bene anche con gli altri. Il Natale è occasione preziosa per fare una lettura attenta del nostro modo di vivere oggi, per amare la vita, riscoprendo l’urgenza di crescere nella responsabilità di prenderci cura gli uni e degli altri. Una tale rinnovata presa di coscienza ha bisogno, però, di andare di pari passo con un’altrettanto rinnovata consapevolezza dell’impegno educativo. Amare la vita vuol dire prendercene cura, convinti che non si può fare a meno di un’azione educativa e formativa il più ampiamente condivisa. Senza nulla togliere alla molte possibilità che oggi ci sono offerte, senza alcuna nostalgia di un passato che comunque ha sempre qualcosa da insegnarci, è urgente renderci conto che occorre ridare una direzione, un senso e un significato, al nostro vivere. Forse, potrebbe anche bastare chiederci che cosa davvero conta nella nostra vita, che cosa è e sarà importante e motivo di gioia per noi, i nostri figli, gli amici, gli altri. Non possiamo rassegnarci che la fluidità sociale pervada tutta la nostra esistenza, che il nostro vivere sia sempre con il piede sull’acceleratore e che lo smarrimento, sociale, culturale e morale si impadronisca delle nostre coscienze.

Perché a Natale, spegnendo per qualche istante le luci del consumismo o della semplice tradizione, non riascoltarne il vero racconto e, immedesimandoci nei pastori o nei magi, metterci alla ricerca di quel Bambino? Potremo riconoscervi  colui che, Altro da noi a motivo della sua divinità, ma uomo come noi, anzi più uomo di noi, è quella Parola salutare capace di farci vivere bene, di infonderci gioia, di farci amare, senza se e senza ma, la nostra e altrui vita, non solo il 25 dicembre... ma ogni giorno.

Don Giovanni

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