Quaresima 2019

“Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!”
(2 Cor 5,20-6,2)

Da sempre  la Quaresima è descritta come tempo favorevole e tempo di grazia. A rinnovare questa consapevolezza concorrono anche i giorni che stiamo vivendo.  Il disorientamento sempre più pervasivo, l’incertezza morale, il dubbio, gli interrogativi sul senso della vita, una sorta di crisi permanente che si riflette a livello di scelte e di comportamenti nei diversi contesti di vita familiare, sociale, politico, religioso ed ecclesiale, ci fanno percepire quanto sia attuale quello che è risuonato nella liturgia, fin dal primo giorno della quaresima, il mercoledì delle ceneri: “Così dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore”(Dal libro del profeta Gioele 2, 12-18).  Tutti, ma soprattutto come cristiani, avvertiamo  il bisogno di seguire Gesù Cristo nel deserto(1) per ascoltare una parola che illumina  e rassicura, quella di Dio Padre, e per riscoprire nella sua luce la nostra vocazione e dignità di uomini e donne, di figli e figlie di Dio, senza  per nulla ignorare prove e tentazioni, anzi guardandole in faccia; senza tacitare le voci di segno opposto e dissonanti, ma sapendole riconoscere per coglierne la forza “diabolica”, dirompente e disorientante. Sono spesso parole suadenti che cercano di sintonizzarci non con l’intelligenza, la conoscenza e la corresponsabilità ma con passioni ed emozioni rivolte alla soddisfazione non  critica di bisogni, reali o presunti tali;  parole che  non incoraggiano ad assumerci le proprie responsabilità  per rendere migliore la vita della comunità civile, locale o nazionale, della quale facciamo parte.

Il ritiro nel deserto, o “fare deserto”  nel suo autentico significato spirituale, seguendo l’esempio di Cristo non è affatto un ritirarci dalla realtà ma piuttosto cercarne la profondità e il senso ultimo; non è un fuggire dalla società ma ritornarci dopo aver sostato nel silenzio, avendo fatto posto alla parola di Dio, dopo essere ritornati da lui per ritornare tra gli uomini, i nostri fratelli e sorelle, nei diversi contesti vitali, quelli della famiglia, dei gruppi, del lavoro, della cultura, della società e della politica.

 

Il cammino quaresimale nel suo punto culminate del triduo  pasquale è la grazia di ritornare,  dopo l’immersione pasquale - il rinnovamento delle promesse battesimali  e della consapevolezza  di essere risorti con Cristo – ad “abitare la terra custodendola” per il bene di tutti e di ognuno, liberandola da egoismi e ingiustizie;  a stare dentro la storia e a starci come “uomini nuovi, risorti con Cristo”,  con libertà, coraggio e franchezza, facendo la nostra parte affinchè questa società sia sempre più fraterna e accogliente, più solidale, aperta al dialogo, pronta a costruire ponti e ad abbattere muri. L’esperienza pasquale sia un riprendere il nostro posto, uno stare tra gli uomini da discepoli di Gesù Cristo, collaborando con tutti affinchè il vivere sociale e politico, in tempi di “degrado della parola al servizio del vivere comune”, sia degno dell’umano, sia “a misura dell’uomo”(2).
La Quaresima e i 50 giorni di Pasqua siano  perciò il tempo nel quale rimettiamo al centro della nostra esistenza e della vita comunitaria l’evento della risurrezione: causa fondante e fine ultimo del nostro credo cristiano, vertice dell’umano, pienezza di vita capace di rispondere alla ricerca di senso che anima il cammino esistenziale di ogni donna e di ogni uomo.  

d. Giovanni

1 – Cfr Liturgia della Parola nella prima domenica di Quaresima
2 – Cfr Giuseppe Lazzati, La città dell’uomo. Costruire , da cristiani, la città dell’uomo a misura dell’uomo.

 

Dal messaggio di papa Francesco

«L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8, 19)

1. La redenzione del creato. La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (cfr Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio. (...)

2. La forza distruttiva del peccato. (...)La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo. Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri. Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. (...)

3. La forza risanatrice del pentimento e del perdono. ... il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova (cfr Ap 21,1).(...). La Quaresima  (...) chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore.

Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia.

Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

 

Dal lettera del nostro vescovo Claudio

Vorrei cogliere questo inizio di Quaresima per augurare a ciascuno di voi, e alla vostra comunità radunata per il rito delle Ceneri, “buon cammino!”. Vi sia compagna una continua ricerca di perdono: da offrire a chi ha sbagliato e da accogliere umilmente, se a peccare siamo stati noi; da sperimentare come dono sorprendente di chi ci vuole bene e che ci viene concesso gratuitamente.
Il dono viene da Dio e ci parla di Lui anche quando ci è trasmesso da uomini, da un amico, da un familiare, da una comunità; è frutto della Pasqua di Gesù, del Risorto: solo lui può tanto!
A volte ci sorprende fino a scandalizzarci proprio perché va ben oltre le nostre logiche retributive e meritorie, come nel caso della parabola del padre misericordioso, quando il figlio maggiore si infastidisce per il perdono e per la festa che il padre dona al ‘prodigo’.

 

Per  celebrare e vivere il tempo di Quaresima
e i “50 giorni di pasqua”

La partecipazione all’eucaristia domenicale, mensa della  Parola e del Pane della Vita, partecipazione alla Pasqua di Cristo,  senso ultimo del nostro credere, memoria dell’evento che ci edifica  come comunità fraterna. Non c’è perciò “pia pratica o devozione” che la possa sostituire. Sarebbe cosa buona parteciparvi almeno qualche volta anche durante la settimana. Nelle nostre celebrazioni non mancherà la preghiera per coloro che stanno per celebrare il sacramenti dell’iniziazione cristiana.

La celebrazione del sacramento della Riconciliazione.

Il modo migliore per ricomprenderla è partecipare alla liturgia comunitaria prima del Triduo pasquale ma non di meno trovando tempo e luogo per una celebrazione anche durante la quaresima. (Venerdì 18-18.30 e sabato 17.45 - 18.15 nella cappella della riconciliazione, a destra entrando in chiesa. E’ possibile anche in ogni giorno della settimana rivolgendosi alla casa canonica.)

La catechesi.

E’ un far “risuonare” dentro di noi il dono della fede con il desiderio  di approfondirla sempre di più, nelle diverse fasce di età e secondo i diversi itinerari.  In particolare, ai ragazzi dell’Iniziazione  cristiana, tempo della fraternità, e ai loro genitori, ricordiamo gli appuntamenti domenicali per preparare insieme la partecipazione alla celebrazione eucaristica (In particolare nelle domeniche 17 e 31 marzo).
Un fraterno invito agli adulti a prendere parte, nei quattro venerdì di quaresima (15,22,29 marzo e 5 aprile, alle ore 21) alla catechesi che avrà come traccia la  lettera  ai cercatori  di Dio dei nostri vescovi

La “cesta della solidarietà”

E’ ciò a cui approda il senso del digiuno: vivere e testimoniare la carità, l’amore di Dio che abita in noi, nella condivisione fraterna. Il cesto della solidarietà sarà riempito dalle nostre offerte. Non dimentichiamo che carità fraterna vuol dire sostegno fraterno e saper stare accanto, con la nostra presenza discreta ma sincera,  a chi è nella prova e sta soffrendo fisicamente o spiritualmente.

La preghiera in famiglia, in particolare, ogni sera a conclusione di un breve momento di esame di coscienza per dire grazie e chiedere scusa, la preghiera del Padre nostro; recitata insieme, adagio...con spirito contemplativo.

La cena povera ( martedì 26 marzo, alle ore 20) per porre insieme un segno del nostro desiderio di rispondere all’invito di Cristo, risuonato nella liturgia delle ceneri, all’inizio della Quaresima, a non separare la preghiera e il digiuno dalla carità fraterna.

La via Crucis, ogni venerdì alle 15.30

A tutti i ragazzi viene rivolto l’invito a prendere parte all’incontro con il vescovo Claudio, a Padova,  nel pomeriggio della festa delle Palme
       
Questi sono alcuni suggerimenti che, certamente,  non si sostituiscono al discernimento di ognuno nel cercare modalità più proprie nel vivere il tempo della quaresima e della pasqua, personalmente, in famiglia e con la comunità. (dg)

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