Fare catechismo o esserci come testimoni? - Alcune testimonianze dal gruppo catechisti

Valentina - Sono contenta di vivere questa esperienza.
Grazie innanzitutto per l'opportunità che mi è stata data e la fiducia che è stata riposta in me come guida nel cammino di iniziazione cristiana per i bambini di prima elementare.
Come prima esperienza e come tutte le cose nuove all'inizio ero molto ansiosa e preoccupata di non essere all'altezza, così molto semplicemente ho chiesto aiuto a Dio che mi aiutasse a trovare le parole giuste per raccontare la storia di suo figlio Gesù e farla conoscere a questi bambini.

Ho trovato un gruppo numeroso e vivace che ha tanta voglia di stare insieme e ho scoperto che con la loro innocenza e trasparenza hanno loro da insegnare a me.
Sono contenta di vivere questa nuova esperienza anche con le altre catechiste e i genitori per fare un cammino tutti insieme.

Paola - E’ un vivere la fede con loro.
Essere catechista per me è un’esperienza di vita, un cammino che faccio con i ragazzi nella conoscenza di Dio Padre e di Gesù.
Vorrei trasmettere quello che nel mio percorso di fede ho acquisito: quanto smisurato sia l’amore di Dio per  noi.
Cerco di infondere il bisogno della ricerca di Dio, quel Dio che anch’io ho conosciuto grazie alle persone che ho incontrato nella mia vita, che mi hanno parlato della loro esperienza di fede, partendo dalla famiglia dove sono cresciuta.
Indubbiamente non è facile parlare di Dio a ragazzi che sono iper stimolati, in una società per troppi versi superficiale, da una miriade di interessi che spesso spinge a non considerare Dio fondamentale per la vita di una persona.
Sicuramente è una missione essere catechista oggi; è importante poter parlare di Dio e stimolare la ricerca della fede come dono da coltivare e sperimentare nel cammino di ogni persona.

Patrizia - Dopo un itinerario partecipato e vissuto... rimane la promessa di un germoglio che cresce. 
Sono giunta all’ultimo anno del mio percorso catechistico, che negli ultimi due anni si chiama tempo della fraternità; i ragazzi frequentano la seconda media. In questo secondo anno “della fraternità” la loro frequenza si è “assottigliata”. Considerando i numeri, da entrambe le parti, ci sarebbe da scoraggiarsi, ma ho deciso di non mollare.
Mi sono detta: “Anche per uno solo ve varrà comunque la pena”. Io credo nella potenza del vangelo, nella parola di Gesù che è la sola certa. Parlare di Gesù, del suo messaggio con un adolescente, confrontarsi sulla sua parola è un privilegio e, quando senti che da parte sua c’è attenzione, questa è grazia. Da Marco 4,26.32: “Il seme germoglia e cresce: come? Nessuno lo sa”.

Fabrizio - Un credente che cerca di essere testimone credibile
"Il catechista non è un insegnate". Un'opinione che all'inizio non condividevo particolarmente, per due ragioni. La prima: la modalità di confronto e di dialogo che pone l'adulto di fronte a dei ragazzi - esattamente come in un'aula di scuola. La seconda, l'argomento della religione- perché in questi dialoghi emerge facilmente una forte componente di nozioni e di informazioni. Esattamente come in un'aula di scuola. Tuttavia, mentre l'insegnante conduce i ragazzi ad un obiettivo educativo e formativo, disciplinare e rivolto ad una competenza specifica, il catechista esegue un compito ancora più difficile: non essere credente, ma essere "credibile". "Catechismo", infatti, non è la scuola della Chiesa, ma una modalità in cui ai ragazzi è possibile rendere concreta l'esperienza della fede.
Per questo motivo, ho scelto di partire dalle Scritture e dalle letture del Vangelo. Tentando di rendere ogni incontro un momento di preghiera e di riflessione personale, ho cercato sempre di seguire la traccia segnata dal giudizio dato sull'esperienza della fede stessa: qualcosa che sia per me; una Presenza familiare alla mia vita. Siamo solo all'inizio di questo nuovo cammino e la sfida più grande che è sorta in aula è stato l'amore alla libertà dei ragazzi. Soprattutto in questo momento in cui, deliberatamente, la scelta del catechismo ha assunto un'aria di "inutilità" una volta completato il percorso sacramentale. La discussione sulle "poche presenze" ha occupato parte di alcuni dibattiti, ma non ha intaccato la funzione del ministero: non "insegnare" Cristo, ma renderLo presente, come un fatto accaduto nella realtà del mondo. A partire dalla Sua stessa Parola.

Grazie per il vostro servizio e per la testimonianza che donate ai ragazzi e alla comunità, sperimentando la gioia del dono, dell’incontro, ma anche non perdendovi d’animo di fronte alle difficoltà e, a volte, provando anche qualche delusione. (dg)


Stampa   Email